Che i semi della resistenza che le migliori persone hanno gettato abbiano trovato più di qualche buco fertile nel terreno del mondo e possano presto germogliare splendenti e forti per devastare di bellezza la merdosa soffocante sterpaglia tossica.
Abbiamo un gran bisogno di voci come lui oggi, che sappiano parlare con quella nobile semplicità al mondo intero. Non al paesino, non alla provincia italiana, non al gruppetto politico né al salottino culturale ma a chiunque in tutto il mondo abbia orecchie per capire e silenzi assordanti da sputare fuori, nella lingua più universale possibile perché vicina al profondo delle radici umane.
Va via un altro degli ultimi Uomini. Un difensore del lavoro come lotta quotidiana in vita, della lentezza come metodo per la vita, della comicità come filosofia della serietà più spietata e vincente.
Qualcun'altro è nato oggi, e la stella di Enzo avrà schiocchiato la lingua (mentre scivolava per chissà dove) affidandogli la memoria di questi valori.
Visualizzazione post con etichetta sopravvivismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sopravvivismo. Mostra tutti i post
martedì 7 giugno 2011
venerdì 27 maggio 2011
Neighborhood #4 (7 Kettles), The Arcade Fire
I am waitin’ ’til I don’t know when,
cause I’m sure it’s gonna happen then.
Time keeps creepin’ through the neighborhood,
killing old folks, wakin’ up babies just like we knew it would.
All the neighbors are startin’ up a fire,
burning all the old folks the witches and the liars.
My eyes are covered by the hands of my unborn kids,
but my heart keeps watchin’ through the skin of my eyelids.
They say a watched pot won’t ever boil,
well I closed my eyes and nothin’ changed,
just some water getting hotter in the flames.
It’s not a lover I want no more,
and it’s not heaven I’m pining for,
but there’s some spirit I used to know,
that’s been drowned out by the radio!
They say a watched pot won’t ever boil,
you can’t raise a baby on motor oil,
just like a seed down in the soil you gotta give it time
sabato 7 maggio 2011
Celebrazioni per un tempo finito, Giuseppe Genna (II)
Da "Assalto a un tempo devastato e vile", 2001
Io non credo a nulla, perciò tutto è possibile per me. La falsa vita, con cui hanno creduto di nascondermi l’autentica sopravvivenza colla quale devo fare i conti quotidianamente, non esercita alcun fastidio né credito su di me. Sono disposto ad abbandonarla subito, purché mi venga garantita la possibilità di sputare in faccia ai Maggiordomi di ogni latitudine ed estrazione. Io sono un proletario arrabbiato che non solo non possiede i mezzi della produzione, ma neppure desidera una simile sciagura. Non voglio lavorare ad altro se non alla costruzione di stati estremi di fedeltà a me stesso, al mondo che sogno e alle persone che amo. Ho imparato a diffidare persino dei miei più intimi desideri. Figuriamoci se non dubito del sorriso mezzo scettico degli ultimi arrivati.
(...)
Siamo macchiette messe a friggere nell'olio di riuso del grottesco. La puzza di comico che aleggia intorno a noi è stomachevole. Non si ride quando si è nauseati. Il principio di regalità che tutela i Prìncipi dei poveri è questo: si tratta di una realtà troppo dura e probabile, per riderne a cuor leggero. Noi, con i fantasmi di chi è stato ai nostri tavoli per stringere bicchieri simili a quelli da cui bevevamo, accerchiamo questa indifferenza stanca, proprio come la cattiva coscienza assedia la pratica leggera delle virtù.
Prima del grande sbando, il cui inizio il mio amico colloca all'incirca dopo il disastro di Ustica, noi siamo stati felici. Abbiamo acquistato la consapevolezza delle nostre infelicità e per questo eravamo superiori a tutti: eravamo supremi. Il sordido anonimato in cui consumavamo le nostre misere esistenze non ha nulla del bando di esilio che ci è stato silenziosamente comminato negli anni Ottanta e in questo ultimo, disastrato decennio. Ci siamo sciacquati le parti intime con i liquidi che grondavano dal banchetto a cui si è abbuffato il Paese. Abbiamo visto seccarsi l'altrui acquolina sulle labbra sempre più tirate e cadaveriche dei volti rapaci, fino a quei grumi secchi di saliva agli angoli della bocca di Arnaldo Forlani al processo per Tangentopoli. E mentre noi stiamo vivendo con una salute sorretta dalla pura volontà, sono i corpi dei Maggiordomi a entrare in putrefazione prima ancora di essere colti da morte certa: vedere queste sagome malate e prossime al collasso affacciarsi dai teleschermi ci lascia in bocca il dolce sapore di una vendetta del tutto naturale, e il gusto amaro che nuove marionette sono pronte a calcare il minuscolo palcoscenico dei nostri squassi.
Io non credo a nulla, perciò tutto è possibile per me. La falsa vita, con cui hanno creduto di nascondermi l’autentica sopravvivenza colla quale devo fare i conti quotidianamente, non esercita alcun fastidio né credito su di me. Sono disposto ad abbandonarla subito, purché mi venga garantita la possibilità di sputare in faccia ai Maggiordomi di ogni latitudine ed estrazione. Io sono un proletario arrabbiato che non solo non possiede i mezzi della produzione, ma neppure desidera una simile sciagura. Non voglio lavorare ad altro se non alla costruzione di stati estremi di fedeltà a me stesso, al mondo che sogno e alle persone che amo. Ho imparato a diffidare persino dei miei più intimi desideri. Figuriamoci se non dubito del sorriso mezzo scettico degli ultimi arrivati.
(...)
Siamo macchiette messe a friggere nell'olio di riuso del grottesco. La puzza di comico che aleggia intorno a noi è stomachevole. Non si ride quando si è nauseati. Il principio di regalità che tutela i Prìncipi dei poveri è questo: si tratta di una realtà troppo dura e probabile, per riderne a cuor leggero. Noi, con i fantasmi di chi è stato ai nostri tavoli per stringere bicchieri simili a quelli da cui bevevamo, accerchiamo questa indifferenza stanca, proprio come la cattiva coscienza assedia la pratica leggera delle virtù.
Prima del grande sbando, il cui inizio il mio amico colloca all'incirca dopo il disastro di Ustica, noi siamo stati felici. Abbiamo acquistato la consapevolezza delle nostre infelicità e per questo eravamo superiori a tutti: eravamo supremi. Il sordido anonimato in cui consumavamo le nostre misere esistenze non ha nulla del bando di esilio che ci è stato silenziosamente comminato negli anni Ottanta e in questo ultimo, disastrato decennio. Ci siamo sciacquati le parti intime con i liquidi che grondavano dal banchetto a cui si è abbuffato il Paese. Abbiamo visto seccarsi l'altrui acquolina sulle labbra sempre più tirate e cadaveriche dei volti rapaci, fino a quei grumi secchi di saliva agli angoli della bocca di Arnaldo Forlani al processo per Tangentopoli. E mentre noi stiamo vivendo con una salute sorretta dalla pura volontà, sono i corpi dei Maggiordomi a entrare in putrefazione prima ancora di essere colti da morte certa: vedere queste sagome malate e prossime al collasso affacciarsi dai teleschermi ci lascia in bocca il dolce sapore di una vendetta del tutto naturale, e il gusto amaro che nuove marionette sono pronte a calcare il minuscolo palcoscenico dei nostri squassi.
Etichette:
'00,
autori,
comunicazione,
contro,
cultura,
giornalismo,
italia,
italietta,
letteratura,
libri,
sopravvivismo,
tracce
Celebrazioni per un tempo finito, Giuseppe Genna (I)
Da "Assalto a un tempo devastato e vile", 2001
(...) L'Italia di questo trentennio è, alla stregua di Israele, un territorio dove una tradizione spirituale constata i danni causati da se stessa misurando tassi di crescita di ateismo, nonchalance esistenziale e vago sentore di un fumoso avvenire postmortem tra quelli che una volta venivano annoverati nel gregge dei fedeli - e oggi tradiscono, senza coscienza o disprezzo verso se stessi e il mondo.
Non so se l'idea viene resa con semplicità da questa immagine: è stato come affogare in una vasca mentre il condominio è in fiamme. Sostenere le ragioni di un senso della trascendenza in un regime ex religioso che si sta fottendo di ogni senso, bellamente, ha questa tragicità ironica che marchia dolorosamente una vita intera.
Tuttavia non dispero. In metropolitana o sui bagnasciuga rivieraschi, osservo trionfare i prodotti che hanno ereditato in epoca laica la forma, lo stile e la promessa delle grandi letterature religiose: i gialli - e anche la fantascienza. Sono le manifestazioni più recenti dell'attesa protratta e dell'immersione nell'improbabile che ogni evasione fideistica ha puntualmente concesso allo stormo dei suoi fedeli. E l'immancabile scontro che il potere religioso ha dovuto affrontare con l'istanza terrena e statale, oggi, assume le fogge di un grande, sterminato segreto, intorno a cui il gioco tra dissimulazione e rovesciamento della verità ha raggiunto dimensioni mai sperimentate: quelle dell'intero pianeta. Il segreto domina questo mondo, in primo luogo come segreto del dominio. Dalle reti di promozione-controllo si passa impercettibilmente a quelle di sorveglianza-disinformazione. Un tempo si cospirava sempre contro un ordine costituito. Oggi, cospirare a suo favore è un nuovo mestiere in grande sviluppo. Sotto il dominio spettacolare si cospira per mantenerlo, e per garantire ciò che soltanto esso potrà chiamare il suo buon andamento. Questa cospirazione fa parte del suo stesso funzionamento.
Ora, è difficile stabilire, mentre si procede lenti verso la macellazione, se a questo punto è meglio vantare la propria condizione di bovini o quella di condannati a morte certa e imminente. Probabilmente, reclamando la legittimità di entrambi gli statuti, diviene più importante che mai l'esistenza di un dio - certo e imminente. E si potrebbe dare il caso che il macellaio inizi a porre fede nella sacertà delle vacche.
Così, credere di dovere opporre una fede malcerta e non propria all'abbandono della stessa fede da parte di nuovi candidati alla miscredenza: ecco una buona ginnastica che preserva lo spirito dagli smottamenti e dai falsi dubbi. Per ogni pensiero come questo - è certo - c'è un macellaio che sta preparando il chiodo.
(...) L'Italia di questo trentennio è, alla stregua di Israele, un territorio dove una tradizione spirituale constata i danni causati da se stessa misurando tassi di crescita di ateismo, nonchalance esistenziale e vago sentore di un fumoso avvenire postmortem tra quelli che una volta venivano annoverati nel gregge dei fedeli - e oggi tradiscono, senza coscienza o disprezzo verso se stessi e il mondo.
Non so se l'idea viene resa con semplicità da questa immagine: è stato come affogare in una vasca mentre il condominio è in fiamme. Sostenere le ragioni di un senso della trascendenza in un regime ex religioso che si sta fottendo di ogni senso, bellamente, ha questa tragicità ironica che marchia dolorosamente una vita intera.
Tuttavia non dispero. In metropolitana o sui bagnasciuga rivieraschi, osservo trionfare i prodotti che hanno ereditato in epoca laica la forma, lo stile e la promessa delle grandi letterature religiose: i gialli - e anche la fantascienza. Sono le manifestazioni più recenti dell'attesa protratta e dell'immersione nell'improbabile che ogni evasione fideistica ha puntualmente concesso allo stormo dei suoi fedeli. E l'immancabile scontro che il potere religioso ha dovuto affrontare con l'istanza terrena e statale, oggi, assume le fogge di un grande, sterminato segreto, intorno a cui il gioco tra dissimulazione e rovesciamento della verità ha raggiunto dimensioni mai sperimentate: quelle dell'intero pianeta. Il segreto domina questo mondo, in primo luogo come segreto del dominio. Dalle reti di promozione-controllo si passa impercettibilmente a quelle di sorveglianza-disinformazione. Un tempo si cospirava sempre contro un ordine costituito. Oggi, cospirare a suo favore è un nuovo mestiere in grande sviluppo. Sotto il dominio spettacolare si cospira per mantenerlo, e per garantire ciò che soltanto esso potrà chiamare il suo buon andamento. Questa cospirazione fa parte del suo stesso funzionamento.
Ora, è difficile stabilire, mentre si procede lenti verso la macellazione, se a questo punto è meglio vantare la propria condizione di bovini o quella di condannati a morte certa e imminente. Probabilmente, reclamando la legittimità di entrambi gli statuti, diviene più importante che mai l'esistenza di un dio - certo e imminente. E si potrebbe dare il caso che il macellaio inizi a porre fede nella sacertà delle vacche.
Così, credere di dovere opporre una fede malcerta e non propria all'abbandono della stessa fede da parte di nuovi candidati alla miscredenza: ecco una buona ginnastica che preserva lo spirito dagli smottamenti e dai falsi dubbi. Per ogni pensiero come questo - è certo - c'è un macellaio che sta preparando il chiodo.
Etichette:
'00,
autori,
comunicazione,
contro,
cultura,
giornalismo,
italia,
italietta,
letteratura,
libri,
sopravvivismo,
tracce
venerdì 29 aprile 2011
Unconditional Armistice, Death in June
Can I trust a human?
Can I trust his soul?
Like pigs they link together
Like pigs in a sausage roll
They all think they're individuals
They all think they're free
Nietzsche said they are supermen
Displayed in a butcher's shop to me
Makes sense within a framework
Of that Nazarene reality
I wish I had a gun
Which set us all free
This is my dream, that one day
Everyone will have an absolute armistice
Unconditionally
I hope this happens for the World and the World Tree
Can I trust a human?
Can I trust his soul?
They all link together
In their selfish hole
Love and worship and power and success
And love is prevented and destroyed and possessed
Love and worship and power and success
And love is perverted and destroyed and possessed
I wish I had a gun
Which set us all free
This is my dream, that one day
Everyone will have an absolute armistice
Unconditionally
Hey, don't slide
I'm the unforgiving
I watch many humans
I know, like you, you're like me
I watch them like snakes
Like snakes lower than a snake's belly
Filthy poisonous cobras
Humanity
Europa
Civilization
Awake!
Etichette:
'00,
album,
anima,
england,
giornalismo,
mondo,
sopravvivismo,
tracce
mercoledì 19 gennaio 2011
ci vorrebbe la rivoluzione
Da "Wow" dei Verdena (2011)
Ora puoi, il fisico ce l'hai
per fare la rivoluzione che aspetto
Niente dirò e tu non capirai
affronta la rivoluzione allo specchio
Non ridere
se fossi in te
farei la mia rivoluzione di colpo
Ti aspetto
finirai di ridere
Come affondo,io non so
tu ieri mi hai buttato nel Po
costringendomi a restare giù
Dicevi: io non scherzo.
E tu lo sai, mi tireranno su poi
Saranno gli anni che ci dividono
fa come se non esistessi e poi
avrai un mondo così facile
facile
Ora puoi, il fisico ce l'hai
per fare la rivoluzione che aspetto.
(è solo una canzone d'amore)
Ora puoi, il fisico ce l'hai
per fare la rivoluzione che aspetto
Niente dirò e tu non capirai
affronta la rivoluzione allo specchio
Non ridere
se fossi in te
farei la mia rivoluzione di colpo
Ti aspetto
finirai di ridere
Come affondo,io non so
tu ieri mi hai buttato nel Po
costringendomi a restare giù
Dicevi: io non scherzo.
E tu lo sai, mi tireranno su poi
Saranno gli anni che ci dividono
fa come se non esistessi e poi
avrai un mondo così facile
facile
Ora puoi, il fisico ce l'hai
per fare la rivoluzione che aspetto.
(è solo una canzone d'amore)
Etichette:
'00,
album,
amore,
autori,
bellezza,
italia,
poesia del giorno,
sopravvivismo,
tracce
domenica 21 novembre 2010
Si sta
Come la voce
di Luigi Tenco
l'ultima volta che cantò,
a Sanremo.
di Luigi Tenco
l'ultima volta che cantò,
a Sanremo.
Etichette:
poesia del giorno,
sopravvivismo,
tempolibero
martedì 29 giugno 2010
mercoledì 2 giugno 2010
domenica 31 gennaio 2010
giovedì 14 gennaio 2010
spamming
Da appena i sensi sbocciano,
appiattiscono le frequenze dei disturbi.
Un' educazione all'accoglimento
e spazzate via con setole dure ai sogni,
questo vorrebbe dire crescere.
(A sogni che neanche ancora riusciamo a immaginare)
Continuando, il calcare ammorbidito
annacquato all'urgenza di qualche essere
illude di poter scegliere.
Afferrata al volo la corona della capacità,
accoltelliamo le maglie di veli
stranieri, migranti, apolidi, bannati.
Ma la corona è già scivolata fino agli occhi
e chi riconosce più
cosa ci era indesiderato
da
cosa, di quello, è diventato il pusher dei desideri?
e che differenza c'è?
Siamo sempre noi, legislatori e vittime
dello spam
selvaggio.
appiattiscono le frequenze dei disturbi.
Un' educazione all'accoglimento
e spazzate via con setole dure ai sogni,
questo vorrebbe dire crescere.
(A sogni che neanche ancora riusciamo a immaginare)
Continuando, il calcare ammorbidito
annacquato all'urgenza di qualche essere
illude di poter scegliere.
Afferrata al volo la corona della capacità,
accoltelliamo le maglie di veli
stranieri, migranti, apolidi, bannati.
Ma la corona è già scivolata fino agli occhi
e chi riconosce più
cosa ci era indesiderato
da
cosa, di quello, è diventato il pusher dei desideri?
e che differenza c'è?
Siamo sempre noi, legislatori e vittime
dello spam
selvaggio.
Etichette:
me,
sopravvivismo
martedì 12 gennaio 2010
communication let me down, but I'm left here

Qui mi accorgo tuttavia di avere descritto non la società della comunicazione nella sua effettualità, ma la visione utopistica di coloro che vorrebbero sostituire il 'principio di realtà' col 'principio di piacere'. Sono le prime vittime della società della comunicazione e a loro va tutta la mia simpatia umana.
Quando una massa enorme di studenti si accalca davanti alle segreterie dei corsi di comunicazione, essa offre uno spettacolo che è indubbiamente più rassicurante delle adunate fasciste, perchè non vuole "credere, obbedire, combattere", ma sostituire il lavoro col gioco, Thanatos con Eros, la guerra con la pace universale.
La mia simpatia è tuttavia piena di mestizia, perchè sono destinati a essere gabbati non meno dei loro antenati fascisti.
Etichette:
comunicazione,
contro,
giornalismo,
italia,
libri,
sopravvivismo
Iscriviti a:
Post (Atom)