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giovedì 1 marzo 2012

Free Rossella Urru, Ainhoa Fernandez de Rincon e Enric Gonyalons



Libera Rossella, dalla notte del 22 ottobre 2011 sequestrata nel campo profughi Sahrawi a Tindouf, nella zona occidentale dell'Algeria insieme ai due cooperanti spagnoli Ainhoa Fernandez de Rincon e Enric Gonyalons.

Liberi loro e tutti i volontari di associazioni non governative che partono alla volta delle periferie del mondo.

domenica 12 febbraio 2012

Malvina Reynolds - We hate to see them go



Last night I had a lovely dream.
I saw a big parade with ticker tape galore,
And men were marching there
The like I'd never seen before.

Oh the bankers and the diplomats are going in the army.
Oh happy day! I'd give my pay to see them on parade,
Their paunches at attention and their striped pants at ease.
They've gotten patriotic and they're going overseas.
We'll have to do the best we can and bravely carry on,
So we'll just keep the laddies here to manage while they're gone.

Chorus:
Oh, oh, we hate to see them go,
The gentlemen of distinction in the army.

The bankers and the diplomats are going in the army,
It seemed too bad to keep them from the wars they love to plan.
We're all of us contented that they'll fight a dandy war,
They don't need propaganda, they know what they're fighting for.
They'll march away with dignity and in the best of form,
And we'll just keep the laddies here to keep the lassies warm.

(Chorus)

The bankers and the diplomats are going in the army,
We're going to make things easy cause it's all so new and strange;
We'll give them silver shovels when they have to dig a hole,
And they can sing in harmony when answering the roll,
They'll eat their old K-rations from a hand-embroidered box,
And when they die, we'll bring them home, and bury them in Fort Knox.

mercoledì 24 agosto 2011

“Le canzoni migliori le scrive la fame”

Nel vento caldo della crisi globale, tra i cali della Borsa e i pugni in alto delle giovani generazioni (e degli esclusi) d'oriente e d'Europa, in giorni italiani di manovra economica e solite code ai caselli, sempre troppo pochi siamo capaci di unirci in protesta fuori da facebook, e questo ormai è ciò che ci rende “italiani”. Eppure ci siamo. Siamo gente di mare-pianura-montagna-collina che se ne va, come un altro anno che quest’estate si porta via, siamo solo cittadini di frontiera che crescono in questo mondo di ladri, che non si arrendono mai. Eppure anche noi percepiamo la fame (di giustizia, di cambiamento, di rispetto), e in qualche modo troviamo ogni giorno nutrimento a tamponarla. Probabilmente sarà quando il peggio – di chi aspettiamo ma non c’è a sostenerci - sarà evidente (quando la somma di tutti i peggio e meno peggio mostrerà il suo volto) che sapremo davvero amare il sintomo e lo stimolo della fame.
Circa un mesetto fa è nata La Fame Dischi, che QUI si presenta così: “Le canzoni migliori le scrive La Fame”. Una frase direi proprio bella nella sua affatto scontata urgenza espressiva. Etichetta oltre l’etichetta, La Fame si propone come catalizzatrice di giovani musicisti ( dei 25 anni) squattrinati che vogliono fare musica nonostante il lavoro che non c’è e nonostante oggi sono qui e domani là; di quelli che (pur consapevoli delle difficoltà che può comportare in termini sociali dire no a happy hour e aperitivi studenteschi, e di appartenere al peso culturale morto dell’Italia che legge almeno 4 libri all’anno*) adesso hanno fame di musica e di canzoni e basta, e di quelli che probabilmente non accettano questo momento storico in cui a contare nelle scelte sono sempre i più arroganti ed egoisti (e fieri di esserlo). Cioè quelli che non si sazieranno mai.

Secondo noi questo stato di insofferenza legata all’insicurezza, dona all’arte autenticità e bellezza. Quando un artista ha lo stomaco pieno, ha raggiunto il successo o quanto meno una certa stabilità, e non è più in grado (o lo è molto meno) di raccontare la realtà”.

E’ già online sul sito “Pà Pà”, primo singolo – anticipatore del primo ep ufficiale – di Marazzita, cantautore 25enne calabrese che si diverte raccontando le sue malinconie da fuorisede con la chitarra in mano.

*per dire, senza grosse pretese.

martedì 9 agosto 2011

sabato 16 luglio 2011

Scimmie da amare, 1991-2011



Un'idea di AnnaritaFavilla
Montaggio di MadambraPuppets

Thanks to Hiroscimmia per la loro "Scimmie da amare" (da i Like Gazebo Vol. B, Cacca Dischi 2011)

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Brindisi, 25 febbraio 1991 e Bari, 8 agosto 1991
-- 20 ANNI DOPO -
Lampedusa, marzo 2011

Roberto Maroni, Ministro dell'Interno (Lega): «C'è il rischio di una vera e propria emergenza umanitaria. Ci sono cittadini in cerca di protezione, ci sono criminali evasi dalle carceri e personaggi infiltrati da organizzazioni terroristiche come Alqueda nel Maghreb Islam. Una organizzazione che cerca di infiltrare agenti in Europa» ha spiegato il ministro, aggiungendo che il problema verrà posto all'attenzione della Ue anche per i «riflessi sulla sicurezza interna in Europa».

Di seguito alcuni tra i commenti degli utenti ai video degli sbarchi a Lampedusa su yuotube (non ho fatto nessuna particolare selezione, purtroppo i commenti sono tutti su questo genere):

- risolviamo il problema immigrati a Lampedusa. Firmiamo una petizione affinché il Governo ceda Lampedusa alla Tunisia, così ci togliamo dai coglioni questi cazzo di rompicoglioni.

- mandateli indietro perchè qui non c'è trippa per gatti, altrimenti noi italiani chiederemo asilo politico alla tunisia. forse lì verremo più accolti visto che il ns governo non ci tutela sia a lavoro che a diritti vari.

- Non c'è posto per questa gente in Europa.

- Il cuore è un "accesso" ma la ragione è la "MISURA",ed io credo che la cittadella Europa sia oggi una storica CALAMITA per le civiltà del mondo non-sviluppato. Mi ricorda la rivoluzione industriale ed il rapporto Città-Campagne. Ma la Storia non si ripete, e la RAGIONE deve essere Misura. Le DEMO-proporzioni prevedibili nel tempo, dell'impatto europeo con le "periferie" etno-satellitari - ricordo che l'Italia ha 299 ab.per kmq - sono fuori ogni "MISURA" ed è bene che lo comprendiamo da subito!

- dovè il napalm quando serve?

- Ma come, prima manifestano per la democrazia e quando la ottengono scappano??? Ma scappano da che cosa??? Secondo me vengono in Italia solo per spacciare droga e stuprare, ricacciamoli a calci in culo in Africa e subito!

‎- dato che loro ci invadono,,,facciamo la stessa cosa anche noi. invadiamo la libia e becchiamoci il loro petrolio,,,,,per lo meno pagheremo 20 centesimi al litro la benzina di merda che e tremonti cela fanno pagare 1,65 al litro ....ladriiiiiii !!!!
I musulmani sono solo buoni a portare casini nella nostra nazione. Una societa' sepolta nell' inmomdizia dell' inmoralita' e della perversione: porci che camminano e non raggionano, se non sul come fregare il propio simile e sulla marca da drinketto da scolari. Non ci sono musulmani buoni ma solo furbi.

- Scusate ma se siamo tutti d'accordo a mandarli a fare in culo perchè i politici non fanno quello che vuole la gente? Hanno fatto la loro bella rivoluzione del cazzo per la libertà e poi scappano....Dico che sinistra, destra, e lega ci stanno prendendo per il culo...perchè a Malta se vedono un barcone gli sparano e noi no? Ribelliamoci!

- tunisini codardi. hanno la possibilità di costruire la democrazia nel loro paese e invece scappano. TUNISINI CODARDI!

- tutta ciccia x gay. si salvi ki può !!

- oggi anno gia iniziato a lamentarsi...LAMENTARSIIII​I!!!¬! allora perche non tornate la da dove siete arrivati? loro scappano dalla guerra ma dico LA PORTERANNO QUI dA NOI LA GUERRA perche è nel loro modo di fare e sempre lo faranno...

- ELIMINAZIONE!!

- Mandateli a Fanculo al loro paese a calci in culo! che gia di delinquenti ne abbiamo abbastanza!!!! e se noi andiamo nei loro paesi ci fanno la pelle!!!! Italia popolo di ignoranti e Leccaculi!

- no guarda io direi di aprire un lagher e bruciarli vivi tutti, così nn ci disturbiamo neppure a rimandarli indietro ke ne dici??

- fuciliamoli sti bastardi islamici maomettiani pedofili e buttiamogli un belconfetto atomico a sti cazzo di inzivuzi

- Sparategli ai barconi Ca**o!!! Ma che credono di trovare qui in Italia??? Ma quanto rincoglioniti siamo!!! Italia, inizi a schifarmi sempre di più!!! Sono degli animali!!! E in più l'Italia gli ha consegnato delle villette a schiera per accoglierli!!! Spero entro breve succeda qlc di grosso contro sto schifo!!! Voglio essere presente al cambiamento!!!

migrantiiiiii...PRRRRRRRRR​RRRR¬RRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR​RRRRRRRRR-RRRRRRRRRRRRRRRR​RRRRRRRRRRRRRR-RRRRRRRRRRR​RRRRRRRRRRRRRRRRRRR-RRRRRR​RRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR-R​RRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR​RRR-RRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR​RRRRRRRR-RRRRRRRRRRRRRRRRR​RRRRRRRRRRRRR¬RRRRRRRRRRRR​RRRRRR

- alle donne di quella razza..andate a sgravare a fanculo voi e i vostri figli

- La povertà dunque si è generata negli ultimi giorni.....Guarda , vai a farti benedire dalla Caritas che è l' unica , insieme a te che apprezza questi animali . Imbecille.

martedì 7 giugno 2011

Perdona e dimentica, I Cani

V e r g o g n a t i.

sabato 7 maggio 2011

Celebrazioni per un tempo finito, Giuseppe Genna (II)

Da "Assalto a un tempo devastato e vile", 2001

Io non credo a nulla, perciò tutto è possibile per me. La falsa vita, con cui hanno creduto di nascondermi l’autentica sopravvivenza colla quale devo fare i conti quotidianamente, non esercita alcun fastidio né credito su di me. Sono disposto ad abbandonarla subito, purché mi venga garantita la possibilità di sputare in faccia ai Maggiordomi di ogni latitudine ed estrazione. Io sono un proletario arrabbiato che non solo non possiede i mezzi della produzione, ma neppure desidera una simile sciagura. Non voglio lavorare ad altro se non alla costruzione di stati estremi di fedeltà a me stesso, al mondo che sogno e alle persone che amo. Ho imparato a diffidare persino dei miei più intimi desideri. Figuriamoci se non dubito del sorriso mezzo scettico degli ultimi arrivati.

(...)

Siamo macchiette messe a friggere nell'olio di riuso del grottesco. La puzza di comico che aleggia intorno a noi è stomachevole. Non si ride quando si è nauseati. Il principio di regalità che tutela i Prìncipi dei poveri è questo: si tratta di una realtà troppo dura e probabile, per riderne a cuor leggero. Noi, con i fantasmi di chi è stato ai nostri tavoli per stringere bicchieri simili a quelli da cui bevevamo, accerchiamo questa indifferenza stanca, proprio come la cattiva coscienza assedia la pratica leggera delle virtù.

Prima del grande sbando, il cui inizio il mio amico colloca all'incirca dopo il disastro di Ustica, noi siamo stati felici. Abbiamo acquistato la consapevolezza delle nostre infelicità e per questo eravamo superiori a tutti: eravamo supremi. Il sordido anonimato in cui consumavamo le nostre misere esistenze non ha nulla del bando di esilio che ci è stato silenziosamente comminato negli anni Ottanta e in questo ultimo, disastrato decennio. Ci siamo sciacquati le parti intime con i liquidi che grondavano dal banchetto a cui si è abbuffato il Paese. Abbiamo visto seccarsi l'altrui acquolina sulle labbra sempre più tirate e cadaveriche dei volti rapaci, fino a quei grumi secchi di saliva agli angoli della bocca di Arnaldo Forlani al processo per Tangentopoli. E mentre noi stiamo vivendo con una salute sorretta dalla pura volontà, sono i corpi dei Maggiordomi a entrare in putrefazione prima ancora di essere colti da morte certa: vedere queste sagome malate e prossime al collasso affacciarsi dai teleschermi ci lascia in bocca il dolce sapore di una vendetta del tutto naturale, e il gusto amaro che nuove marionette sono pronte a calcare il minuscolo palcoscenico dei nostri squassi.

Celebrazioni per un tempo finito, Giuseppe Genna (I)

Da "Assalto a un tempo devastato e vile", 2001

(...) L'Italia di questo trentennio è, alla stregua di Israele, un territorio dove una tradizione spirituale constata i danni causati da se stessa misurando tassi di crescita di ateismo, nonchalance esistenziale e vago sentore di un fumoso avvenire postmortem tra quelli che una volta venivano annoverati nel gregge dei fedeli - e oggi tradiscono, senza coscienza o disprezzo verso se stessi e il mondo.
Non so se l'idea viene resa con semplicità da questa immagine: è stato come affogare in una vasca mentre il condominio è in fiamme. Sostenere le ragioni di un senso della trascendenza in un regime ex religioso che si sta fottendo di ogni senso, bellamente, ha questa tragicità ironica che marchia dolorosamente una vita intera.
Tuttavia non dispero. In metropolitana o sui bagnasciuga rivieraschi, osservo trionfare i prodotti che hanno ereditato in epoca laica la forma, lo stile e la promessa delle grandi letterature religiose: i gialli - e anche la fantascienza. Sono le manifestazioni più recenti dell'attesa protratta e dell'immersione nell'improbabile che ogni evasione fideistica ha puntualmente concesso allo stormo dei suoi fedeli. E l'immancabile scontro che il potere religioso ha dovuto affrontare con l'istanza terrena e statale, oggi, assume le fogge di un grande, sterminato segreto, intorno a cui il gioco tra dissimulazione e rovesciamento della verità ha raggiunto dimensioni mai sperimentate: quelle dell'intero pianeta. Il segreto domina questo mondo, in primo luogo come segreto del dominio. Dalle reti di promozione-controllo si passa impercettibilmente a quelle di sorveglianza-disinformazione. Un tempo si cospirava sempre contro un ordine costituito. Oggi, cospirare a suo favore è un nuovo mestiere in grande sviluppo. Sotto il dominio spettacolare si cospira per mantenerlo, e per garantire ciò che soltanto esso potrà chiamare il suo buon andamento. Questa cospirazione fa parte del suo stesso funzionamento.
Ora, è difficile stabilire, mentre si procede lenti verso la macellazione, se a questo punto è meglio vantare la propria condizione di bovini o quella di condannati a morte certa e imminente. Probabilmente, reclamando la legittimità di entrambi gli statuti, diviene più importante che mai l'esistenza di un dio - certo e imminente. E si potrebbe dare il caso che il macellaio inizi a porre fede nella sacertà delle vacche.
Così, credere di dovere opporre una fede malcerta e non propria all'abbandono della stessa fede da parte di nuovi candidati alla miscredenza: ecco una buona ginnastica che preserva lo spirito dagli smottamenti e dai falsi dubbi. Per ogni pensiero come questo - è certo - c'è un macellaio che sta preparando il chiodo.

martedì 15 marzo 2011

"Ti squamo (storia di un amore screpolato)" di Antonio Rezza

(...)

Ma adesso, dopo aver a lungo ascoltato me medesimo, vedo nel parlare un prolungamento eccessivo del bisogno: faccio esempio pertinente: se ho sete e non parola muovo cenno con la mano avvicinandola alla bocca, e stai pur sicuro che qualcuno di buon cuore e conosciuto mi si presenta col sorriso in volto e la caraffa gorgheggiante into la mano mentre nell'altra cala il bicchiere quasi fosse asso di briscola. Ma se io ho sete e pur parola, tralascio il gesto e urlo "ho sete" con l'ultimo filo di saliva atta a lubrificio di trachea infiammata: il mio interlocutore mi si presenta co' caraffa e recipiente mentre nell'aria fresca ponentina vaga il mio "ho sete" alla ricerca della pace. Pace che mai troverà. Smettiamola di considerare aereo il suono, ogni parola è figlia del fiato, il fiato pesa, soffiando in palloncino esso si gonfia, parlando in un pallone esso si gonfia, parlando in una casa essa si gonfia e scoppia, parlando nelle città, nelle nazioni, intro e fora continente, esso si gonfia e noi non lo vediamo. Non dimentichiamo che il nostro fiato puzza, l'alito indecente è più di una realtà, non inventiamo storie di smog e scappamento, perché l'ozono è bucato e vilipeso da secoli e millenni di parole, di alitate, di sfiatate, di proclami e di urla di dolore. Il mio dolore è nel vedere che una stronzata inquina più del radio attivo.

Ma poi vorrei sapere dove vanno a nascondersi i discorsi dell'umanità, in quale antro remoto essi bivaccano ridendo alle spalle di chi li pensa già scomparsi: sbobiniamo i discorsi delle autorità, dei professori, dei relatori, illudiamoci di cristallizzare l'accaduto: illudiamoci appunto, la parola orale figlia del fiato puzzolente di interiora, figlia dell'alito raccolto sotto le gengive retrattili che nascondono cibo in avaria, la parola puzzolente anche dopo sciacquo disperato, quella parola e tutte altre pronunciate, aleggerà sui nostri capi gonfia ed invisibile, provocando le stagioni, diradandosi per agevolare i freddi venti tramontini, raggrumandosi per dar luogo alle precipitazioni. E quando piove non ripariamoci con ombrelli vani, sta piovendo la saliva nostra, il detto antico si riduce acquetta e torna giustiziere a inzaccherare la pelle di chi lo ha pronunciato.
Sono talmente convinto di non essere capito che faccio un altro esempio: se io mangio male per un mese e per un mese non mi lavo i denti, puzzo nell'alito come nel mio stesso intimo. Se vengo preso e messo in una camera per alitare fino all'ultimo respiro, stai pur certo che la stanza ben presto cambierà l'odore, profumerà di mio, del mio bivacco passato, del mio carente spazzolato. Un miliardo di persone che fiatano contro il cielo generan olezzo, distruggon l'atmosfera: parliamo solo sotto gli alberi, dove la sintesi clorofilliana sarà lo sprono per una nuova sintesi, la nostra, la sintesi estrema, quella ai confini del silenzio: e poi facciamoci coraggio, passiamolo il confine ed accettiamoci con gli occhi. E quando gli occhi avranno rimpiazzato la parola, quando tutti i codici oculari avran sostituito i codici verbali, strappiamo le pupille dalle nostre facce e lasciamole per terra, a guardarci, a fissare un popolo che ancora ha la speranza di capirsi.

domenica 6 marzo 2011

venerdì 18 febbraio 2011

La felicità non è un lusso - Guido Morselli

da "Il suicidio"

articolo apparso sul Tempo di Milano il 7 settembre 1949
- "Appunti in margine al dopoguerra" era l'occhiello -


(...)
Trovo ripetuta in un saggio recente di Jules Sageret la classica proposizione, essere l'uomo anzitutto ed essenzialmente individuo. Non la sottoscriverei senza riserve. Essenziale anche nell'uomo è, con quello, un opposto carattere: la dipendenza dagli altri viventi, e dal complesso della natura. E' ciò che lo fa consistere; un filosofo d'oggi (che non ha a che vedere con gli esistenzialisti) lo chiama: l'Esistenza; è l'attrazione che su ognuno di noi esercitano i nostri simili, è l'istinto, la Necessità.

L'uomo è in bilico fra queste due tendenze: e forse meglio che tendenze si direbbero il gemino fondamento della sua realtà. Ossia, l'uomo positivamente si comporrebbe di natura e di libertà, l'una contraria e complementare all'altra, in parità d'influssi. Una parità che è, del resto, e ben s'intende, rarissima. Ed ecco infatti i molti, gli innumerevoli, che non vivono se non come elementi della folla, della "tribù": gli uomoni-massa. Ecco coloro in cui la legge dell'istinto è, piuttosto che imperiosa, coattiva. All'opposto estremo i superuomini, i campioni dell'Io, i dominatori, e - assai più vicini a quelli che dall'apparenza non sembri - gli asceti, le "anime belle", coloro che rinnegano la sensualità. Vi è una dimidiata umanità, apparentata ai Robots di cui Georges Bernanos ci ha fornito il ritratto, e vi è una superumanità, un'umanità orgogliosamente eslege.

L'equabile proporzione fra individualità e natura non è mai stata di tutti, e probabilmente non lo sarà mai; il miracolo di un'armonia compiuta e costante appartiene al genio: che non è misticamente ispirato nè ferocemente rapace, come lo volevano i romantici. Oggi, la disarmonia sembra costituire la regola universale. Se nei più è la coesione che predomina, insieme con la coazione dell'istinto, a danno dell'individualità e della volontà, i periodi di crisi provocano, in quegli stessi uomini, reazioni improvvise; scialbe personalità, già stancamente abbandonate alla corrente, si riscuotono d'un tratto, anomale ed eccessive, si levano nella ribellione dissennata e violenta, vi si consumano. Le grandi calamità, guerre, rivoluzioni, accentuano tutti gli squilibri. Al termine di esse, proprio allorquando la moltitudine si fa più folta e più schiava, vediamo emergere le individualità insulari o dispotiche, da cui sarà o spregiata o sottomessa, e avviata a nuovi disastrosi cimenti. Così pure, dopo quelle calamità, pare che da un lato l'impulso generativo si renda più imperioso e quasi insuscettibile di provvidi freni, dall'altro lato pare che più frequente e acuta sia la tentazione di recidere quello e ogni impulso vitale nella suprema negazione che è il suicidio. Soggezione, o rivolta.

Nella sfera sociale, contro il collettivismo per cui l'uomo non è più che una macchina, si accampa l'anarchia di fatto di un'accolta discorde di monadi, solo consapevole dei propri privilegi. Nella sfera più intimamente personale, accanto alla naturalità ciecamente istintiva, la innaturalità che sconvolge l'ordine della vita o lo distrugge senz'altro.

Individui e popoli oscillano fra questi poli, poichè sono assenti dal loro mondo, o declinanti, le forze (non certo meccaniche o biologiche od economiche) capaci di attrarli stabilmente in quelle zone temperate, dove soltanto può l'umanità stanziarsi e fiorire.

martedì 16 novembre 2010

lunedì 15 novembre 2010

peace through pop music



"This reporter had no idea" è la descrizione del video.

sabato 9 ottobre 2010

Trastevere di belle cose – Gli Amor Fou con De Pedis in Piazza Sant’Apollinare


Ognuno fa tutto il bene e tutto il male che può” è la citazione scelta dagli Amor Fou per spiegare l’idea dietro De Pedis, il brano del loro ultimo disco I moralisti (Emi 2010) che ha per protagonista “il Dandi” - di Romanzo criminale libro, film e serie tv - leader della banda della Magnana.
Io ad esempio il 29 settembre sera ho fatto bene e male insieme, trovandomi a Roma e ricordandomi dell’evento ma riuscendo ad arrivare lì giusto in tempo per la fine di tutto. Eppure qualcosa ho captato lo stesso; una situazione, un’atmosfera e un modo nuovo per ricordare e (ri)trovarsi.
I romani – o meglio, chi a Roma ci passeggia, ci mangia e ci lavora dopo le 20 della sera - non hanno ben presente dove si trovi Piazza Sant’Apollinare; i negozianti, la gente nel quartiere, i poliziotti di guardia nei gabbiotti alla richiesta di indicazioni rispondevano tutti “Ah! Si… aspetta… è qui, sì è qui vicino… ma adesso non mi viene in mente dove precisamente… scusami, non vorrei farti sbagliare”. So che è qui, ma non so dove esattamente. Finché ho individuato la persona più adatta al caso, uno splendido ottantenne che ci ha messi sulla strada giusta; salvo poi perderci nuovamente perché siamo dei fessi (ma Roma a quell’ora è ancor più bella e ti distrae) e ritrovarci in Piazza Navona a chiedere a due giovani carabinieri che, fortuna, avevano una mappa in macchina: “Alla A n' c’è… provamo sotto a Santo… ah, ma po’ esse che è scritto n’ francese?! Qua dice Apollin a i re… ah, ma è qui! …- si consultano - la Lazio 2 a o comunque eh… Basta che andate de qui guarda”. Olè.
Davanti alla Basilica un gruppo di persone, sul palazzo adiacente uno striscione con una scritta bianca “Gli immortali esistono” (lì a quanto pare per un nuovo progetto di comunicazione del Museo Nazionale Romano), ci avviciniamo ma siamo in ritardo persino sulla regola del ritardo italiano che stavolta, forse, non è stata rispettata.
C’era già stato il breve monologo di “Renatino”, affidato ad un attore, sull’inferno della vita crudele in strada e la redenzione domenicale con l’ostia benedetta tra i denti e nelle mani, la lettura di alcuni passi da “Mai ci fu pietà” della giornalista e scrittrice Angela Camuso, la proiezione delle immagini raccolte tra i membri del gruppo facebook dedicato (“Il bene e il male”) sul portale della chiesa all’interno della quale si è deciso di far riposare il corpo del criminale e benefattore.
Quella porta che rappresenta un ponte tra il dentro e il fuori, tra tutte le possibilità di essere uomini, tra chi entra per approfondire e chi esce gratificato o viceversa; esattamente come i pensieri legati alle foto che vi sono passate quella sera, e il contributo che gli Amor Fou stanno dando alla musica italiana in questo 2010.
Per chi non c’era, o per chi - come me e come Sant’Apollinare per i romani di Rione Ponte- era lì intorno ma non si sa esattamente dove (e un po’ come il corpo di Renato De Pedis, le frasi pronunciate da Andreotti e tutti i misteri d’Italia) , c’è il video.

martedì 24 agosto 2010

Eyjafijallajokull - Stati generali delle Fabbriche di Nichi



Intervento della fabbrica di Nichi di Perugia
Bari, 17 Luglio

Centro amore mio. (E LA PERIFERIA?)

Oltre Meredith, noi studenti e non di Perugia, creature di un centro spogliato e minimizzato e di una periferia lontana e sconosciuta, cerchiamo risposte agli echi cittadini.
Il centro, la piazza come luogo di sfogo ed aggregazione, non più solo incontro di spaccio e rimaneggiamenti commerciali. Cosa rimane dell' "acropoli" (così chiamato il centro perugino), ormai fioritura 'ndranghetista e narcotica, deserto culturale per i giovani?
Qui si pone la Fabbrica di Nichi di Perugia. Laddove lo sbandamento generazionale peggiora le nostri sorti, noi, studenti e non della città abbiamo deciso di riunirci e strutturare la "bile", quella coscienza rabbiosa che è dell'animo giovanile.
Il nostro impegno va alla riapertura culturale e allo stop della mercificazione ai grandi centri commerciali del "nostro" caro centro.
Eppure la partecipazione alle iniziative rimane alta, mentre l'offerta sembra una concessione troppo straordinaria. Bar, pizzerie, stuzzicherie e vetrine commerciali vogliono colmare, in malo modo, un bisogno che non è consumistico e di massa, ma individuale e umano. Pensare è fuori luogo, anche per un'amministrazione che, seppur di centrosinistra, gioca a risposte superficiali e frettolose.
Cinema dismessi, biblioteche che chiudono presto, invasioni di volanti blu, controlli mal indirizzati e inutili.
E la periferia? Così lontana, così vicina. Parte integrante della città, ma landa umana e vitale. Definire, quindi, aldilà dell'"acropoli", nuove aree d'incontro nel multietnico e dimenticato hinterland perugino.
Ma, oltre la retorica, la nostra proposta : riappropriazione cittadina e studentesca del centro attraverso la riapertura di cinema ed altre realtà di socializzazione, non più solo estemporanea e fulminea, ma pensata e goduta; valorizzazione delle aree adiacenti alle vie principali, abitate da residenti e universitari, ma vuote d'iniziative; riconsiderazione della periferia, oltre il semplice contenimento di lavoratori, italiani e stranieri, oltre lo sfogo consumistico.

venerdì 7 maggio 2010

fight the real enemy



Sinead O'Connor al Saturday Night Live, ottobre 1992

video

martedì 20 aprile 2010

martedì 12 gennaio 2010

communication let me down, but I'm left here




Qui mi accorgo tuttavia di avere descritto non la società della comunicazione nella sua effettualità, ma la visione utopistica di coloro che vorrebbero sostituire il 'principio di realtà' col 'principio di piacere'. Sono le prime vittime della società della comunicazione e a loro va tutta la mia simpatia umana.
Quando una massa enorme di studenti si accalca davanti alle segreterie dei corsi di comunicazione, essa offre uno spettacolo che è indubbiamente più rassicurante delle adunate fasciste, perchè non vuole "credere, obbedire, combattere", ma sostituire il lavoro col gioco, Thanatos con Eros, la guerra con la pace universale.
La mia simpatia è tuttavia piena di mestizia, perchè sono destinati a essere gabbati non meno dei loro antenati fascisti.