mercoledì 29 giugno 2011

Aldo Busi, E.A. POE-METTO 6

Mi calmano le parole interiori dei due in me
e le sedie basse di paglia nel sibilo
del mattino mentre l'alloro fa la sua parte
e le ossa scendono a un compromesso per sostenermi;
mi calma la roccia scalata e lo spino nel piede,
il gonfiore degli intestini e la ristrettezza di vedute
guardando la marina, si fa per dire, immensa;
vecchie false bionde vivono fintoignare che coi soldi
possono comprarsi la gioventù degli uomini giovani,
perché non sganciano finché sono in tempo?
perché insistono per essere amate per la personalità
con cui si spalmano gli antisolari, per la sapienza superiore
con cui luccicano come bufale di ottone?
Se guardo bene la natura del mare,
vedo che siamo sempre allo stesso punto
di mediocre infinito: padroni ex schiavi
e schiavi che s'inchinano per diventare padroni.
A nessuno viene in mentre fra i corbezzoli e il cisto
che è sempre la stessa questione sentimentale in ballo:
l'iniqua distribuzione della ricchezza sociale,
i troppi cappelli da spiaggia, le troppe creme dell'una
e i troppi teli e occhiali e noci di cocco sulla schiena
del piccolo ambulante saracino.
Stupidità dei possessori di barche!
la faccia di culo della cosiddetta bela gente! c'è più vita
nel mio rintanarmi ad elastico dentro e fuori il mio guscio
che in questi riti fissi di chi esce per divertirsi.
Inaccettabilità di ciò che ce l'ha fatta a esistere!
mostruosità di chi è riuscito a vivere!
Resta il malessere della notte,
quando la belva amorosa che dorme nella mia persona
sfugge al mio controllo e si abbevera ai luoghi comuni
di chi trova in un altro essere umano un suo compendio,
ma di giorno sto molto bene, non mi manca niente,
non vorrei davvero mai una sola immagine che la mente
prospetta di notte sperando di costringermi a un rimpianto
che non ci sarà mai, anche se a tratti brevissimi
mi dispiace di essere guardato come vorrei esserlo,
in un certissimo modo, solo dalla linea dell'orizzonte
sotto le palpebre dell'aria.
E mentre filo sentimenti sinceri un po' ridicoli
non perdo d'occhio che non ho quasi più capelli
per proteggermi lo scalpo nudo né che l'età, se niente conta
in amore, molto conta e ancor più detrae dalle possibilità
di desiderio d'amore rimasto.
Ma fa niente, questo è stato il mio bel niente
di niente, queste le parole, queste le azioni del mio niente,
non ho mai pensato che vivere servisse a vivere
e nessuna legge del contrappasso verrà ad abbattersi su di me
perché allora sarebbe costretta a darmi qualcosa,
non a togliermela, perché in ciò che succede sul finestrone,
che pure io creo, in questo tempo, che pure io scandisco,
io non ho parte, come un dio o un animale
mai esistito e già morto o lo spirito vagante di una nuvola
che non passa in questo riquadro
che nessuno degli astanti sula terra incornicia
per dirmi chi ero, che c'ero
e che sono stato puntuale
nella retina dei suoi occhi e non confuso,
non scambiato, non costretto a fingere
contorni e volumi e colori che non possiedo,
che ero io dentro questo cielo fuori da quel sole
intorno a questo tempo, e che non ho fatto piagnistei
da letterato sull'amore meritato ma mancato
troppo tardi per tentare il numero
della compassione.
Nessuno ha mai sentito distintamente
il mio grido di rabbia, mentre io di molti ho percepito
anche il borbottio del falso pudore,
ma vorrei che fosse chiaro che la mia rabbia
non è né nuova né recente né verseggiata,
che il mio orgoglio mi ha mangiato inesorabilmente,
ma non ho l'orgoglio nei confronti degli altri, ma fra me e
la mia idea di me,
per farmi fuori lentamente, per assaporarmi meglio
nel sapore di un mio sangue
più d'altrui che se fosse solo d'altri.
Io ho sempre gridato così, anche in età non col sospetto
del vecchio incattivito: che la mia nuvola sia sfilacciata
non conta, perché mai ho temuto di dissolvermi
e venire risucchiato da temporali già stati
neppure quando solcavo meraviglioso
questa pellicola atmosferica chiamata bi-sogno di te.
Ecco cosa volevo fare prima delle 5:
un viaggio temerario nei sogni evaporati
stanotte dalle stanze da letto degli uomini e delle donne,
distillarne l'essenza e metterci dentro anche la mia
rifrangenza
senza farglielo sapere,
perché non sappiano di portare dentro anche me
nel loro film di giornata quando
amando per scherzo verranno riamati per davvero,
quando, sciolte le tensioni e le resistenze, si accarezzeranno,
e quando, di nuovo domani mattina, svegliandosi
sapranno immediatamente a chi dedicare il primo pensiero,
chi, guardati, guardare, perché io non l'ho mai saputo
o non ricordo più, come i più, com'è tanta dolcezza di
pensiero
e che sapore ha l'aria quando la baci
fattasi per te maschio o femmina, carne della tua fame,
midollo della tua sete, pelle del tuo tatto, odore
del tuo olfatto, specchio del tuo bisogno,
io del tuo io.
Buona giornata, o riquadri esultanti di un'umanità
che non avreste se non ve la dessi io, o bei niente del mio
cuor!
Il nulla è come me, pertanto come l'amore è uno stato della
materia come un altro.
E sì: alla marina immensa preferirò sempre
la marina militare,
anche se sono diventato
acqua pensante
l'uomo che mi nuota dentro.

Nessun commento:

Posta un commento